IL CARTAIO
Id. 2004
Regia di Dario Argento
Cast: Silvia Rocca - Liam Cunningham - Claudio Santamaria - Adalberto Maria Merli - Cosimo Fusco - Mia Benedetta - Claudio Mazenga - Silvio Muccino - Fiore Argento - Antonio Cantafora - Francesca Guzzo - Giovanni Visentin - Michaela Pignatelli
Soggetto di Franco Ferrini e Dario Argento
Sceneggiatura di Franco Ferrini e Dario Argento
Direttore della fotografia: Benoit Debie - Normale a colore
Colonne sonore: Claudio Simonetti
Montaggio di Walter Fasano
Effetti speciali: Sergio Stivaletti
Produzione : Dario e Claudio Argento
Distribuzione: Medusa
Genere: Thriller - Italia - Colore - 96 minuti - Film vietato ai minori di anni 14
Sinossi: Il Cartaio (che deve il suo soprannome alla sua mania per il gioco delle carte) è uno spietato serial killer che ha ingaggiato con la polizia una mortale partita. Il terreno della sfida - che si gioca a distanza, nello spazio virtuale di Internet - è il video poker. Il cartaio gioca contro gli agenti ed ogni volta c'è in palio una vita umana. La polizia non può fare altro che accettare la sfida.
Critica: "Il film è sciatto, storia e conclusione della storia sono ideate senza novità piuttosto sgangheratamente; non consente dinamicità il fatto che perlopiù tutti stiano ammucchiati intorno a tavoli a guardare i display dei computer; chi ignora il poker non capisce nulla; l'accoppiamento Male + Tecnologia non dà risultati emozionanti. Sono belle certe atmosfere sempre predilette da Dario Argento: città deserte nell'oscurità, piazze buie viste dall'alto, giardini verde cupo, cancelli rugginosi, verzure, petali volteggianti, paure palpitanti." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 30 dicembre 2003)
"'Il cartaio' è il film più riuscito di Argento da anni. Anche se gli sviluppi sono spesso illogici e i caratteri piuttosto convenzionali, tiene bene l'idea del maniaco misterioso che sfida la polizia a partite di videopoker aventi per posta la vita o la morte della sequestrata di turno. Vincente e convincente è l'atmosfera del film, scandito su ritmi tanto tradizionali quanto infallibili. Nel gruppo degli attori spiccano l'irlandese Liam Cunningham, Silvio Muccino in libera uscita dai film del fratello e un autorevole Adalberto Maria Merli come capo della polizia. Sempre coraggiosamente eclettica nelle sue scelte di carriera, Stefania Rocca agisce anche qui in ispirata sintonia con le pulsioni del regista." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 3 gennaio 2004)
Secondo il regista «Qui si parla di quella cosa che non conosce mai crisi, il male. Ma in una dimensione nuova: la tecnologia».
Che sarebbe qui rappresentata da INTERNET, strumento attraverso il quale un maniaco delle carte da gioco, detto appunto «il Cartaio», dopo aver rapito le vittime, sfida i poliziotti a videopoker. Se questi non riescono a vincere tre mani di poker su cinque, il destino della vittima è segnato, in diretta telematica. Nel complesso si tratta di uno spunto narrativo piuttosto debole, pretesto per riadattare situazioni già viste in passato (es. il già citato Profondo rosso) e riproporre senza pudore i più noti stilemi del thriller americano e dei polizieschi televisivi: per esempio, si vuol presentare una legnosa Stefania Rocca come la Jodie Foster del Silenzio degli innocenti, si ripropone in tono minore la sfida tra serial killer e poliziotti di Seven e si contornano i comprimari con macchiette ricalcate sulle serie tv, così l’esperto informatico deve essere sovrappeso e demenziale, il medico legale un po’ allucinato, mentre la psicologa enuncia frasi banali spacciate per fine criminologia. Il punto più dolente di questo film non riuscito sono forse proprio i dialoghi, scritti male, recitati peggio, spesso perfino comici. Il Cartaio, insomma, ingigantisce difetti già noti, ma altrove meglio celati, del cinema di Argento (l’imbarazzo nella costruzione narrativa, la ricerca a volte forzata dell’effetto macabro sul pubblico, i dialoghi impunemente improvvisati, la recitazione stranita di molti attori), ma questa volta senza compensarli con genuine invenzioni stilistiche, originalità di visione, mestiere.
E se non è una novità che qualunque thriller sfiori una generica dimensione del Male portando sullo schermo un assassino (ma Argento non ne coglie alcuna implicazione profonda e non traccia psicologie credibili dei protagonisti) anche lo spunto del videopoker è un po’ poco per chiamare in causa la dimensione della Tecnologia, e internet non è poi così centrale nella trama se non si sente il bisogno di fornire alcuna spiegazione tecnica verosimile.
Se a questo si aggiunge che l’identità dell’assassino a molti è chiara sin dalle prime scene (clamoroso autogoal), non resta che consigliare la visione del film soltanto agli irriducibili appassionati di Argento, almeno perché si chiedano quanto ancora gli allori passati possano garantire per lui.
Elementi problematici per la visione: alcune scene splatter e particolarmente brutali, linguaggio a volte esplicito e violento; il film è vietato ai minori di 14 anni.