mercoledì, 03 settembre 2008

THE DAY AFTER - IL GIORNO DOPOdayaftercover

Titolo Originale: The day after (1983)

Regia di Nicholas Meyer

Cast  Jason Robards- JoBeth Williams - Steven Guttenberg - John cullum - John Lightgow

Soggetto: Edward Hume

Sceneggiatura Edward Hume

Direttore della fotografia Gayne Rescher -  Normale colore

Montaggio William Paul Dornisch - Robert Florio

Colonna sonora :David Raskin e Virgil Thompson

Produzione:Robert Papazian

Distribuzione Titanus (1984)

Genere: Drammatico - Stati Uniti - Colore - Film per tutti - 129 minuti -

Sinossi:Il film "The Day After", prodotto per la televisione ed adattato per il grande schermo, vuole illustrare con intenti ammonitori le conseguenze di una guerra nucleare. Nella prima parte dello spettacolo viene presentata la vita di tutti i giorni di una tranquilla cittadina del Kansas, Lawrence, attraverso i personaggi della middle-class. Vediamo il chirurgo infaticabile, padre e marito affettuoso, la casalinga intenta alle faccende quotidiane, la ragazza che litiga con la sorella per il possesso di una scatola di pillole anticoncezionali, il contadino mentre sorveglia il bestiame, il militare di colore alle prese con problemi familiari, i soldati impegnati in ricognizioni di semplice controllo. Intanto la televisione, partendo da semplici avvisi, trasmette, in un crescendo angoscioso, notizie sempre più allarmanti; l'equilibrio tra le grandi potenze sembra essere arrivato ad un punto di rottura, la crisi mondiale appare irreversibile, l'Urss, attacca l'Occidente invadendo la Germania. Le notizie sono sempre più incalzanti, il governo di Washington dirama alla popolazione disposizioni di sicurezza, il tono dello speaker assume inflessioni concitate. Inizia la fuga disordinata della folla, il panico colpisce l'uomo della strada, le domande si affollano senza possibilità di ottenere risposta. Scatta l'ora X; dall'Urss e dall'America vengono dati gli ordini di morte e dalle rampe sotterranee partono i missili a testata nucleare. Nella pace di un giorno d'estate le sagome slanciate delle bombe atomiche si stagliano in un cielo azzurro e fermo, ultima visione d'incontaminata bellezza. Poi, il terrificante boato ed i funghi atomici riempiono lo schermo. Gli esseri umani restano da prima paralizzati, come fermati per sempre in quell'attimo, poi spariscono di colpo dissolti in cenere e tutto dintorno è distruzione e rovina. La seconda parte del film, il vero "giorno dopo", mostra quello che accadrà a Lawrence ed al mondo nell'ipotesi di una guerra atomica: il ritorno di un Medioevo nucleare, con saccheggi, processioni di morti-viventi, appestati, assassini. Il dottore, sopravvissuto alla strage, organizza un centro di assistenza nel suo ospedale e si prodiga per portare qualche aiuto a creature morenti o orrendamente deturpate. Tra tanti orrori viene al mondo un bambino, simbolo di una speranza che, nonostante tutto, rinasce nel cuore dell'uomo. Il film si chiude sull'immagine di due uomini che si abbracciano sulle rovine di una città rasa al suolo.

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categoria:drammatico, the day after
mercoledì, 03 settembre 2008

2a0aa24ebdb70aa243d462b17750a59fBENRITROVATI A TUTTI !!!

Scusate la lunga assenza!

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giovedì, 04 settembre 2008

SAVANA SELVAGGIA721245

Titolo originale: Brutes and savages (1977)

Regia di Arthur Davis

Montaggio di Alan J. Cunner - Price

Colonna sonora: Riz Ortolani

Produzione: Arthur Davis per Anaconda film

Distribuzione: Martino (1981)

Genere: Documentario (?) - Gran Bretagna- 1977 - Colore- Vietato ai minori di anni 14

Sinossi:Film documentario che mostra le condizioni di vita, i riti e le tradizioni degli Indios che vivono in Amazzonia

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categoria:documentario, savana selvaggia
giovedì, 04 settembre 2008

asdf435sftgSCHERZO LETALE

Titolo originale: April fool's day (2008)

Regia di The Butcher Brothers (Mitchell Altieri - Phil Flores)

Cast: Taylor Cole - Josh Henderson - Scout Taylor-Compton - Joe Egender

Soggetto Danilo Bach

Sceneggiatura The Butcher Brothers - Michael Wright

Direttore della fotografia Michael Maley - Normale

Montaggio Raul Davalos

Produzione Tara L. Craig

Genere Thriller - Stati Uniti - 2008 - colore - Inedito cinematografico -  Vietato ai minori di anni 14

Sinossi Per festeggiare il primo di aprile, come sempre, Desiree Cartier ha organizzato nella sua splendida villa la festa piú esplosiva della primavera. Come da tradizione la serata non può considerarsi completa senza uno dei suoi ormai celebri scherzi. Ma questa volta qualcosa non va per il verso giusto e lo scherzo si trasforma in un gioco mortale: tutti gli invitati sono in pericolo.

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categoria:thriller, scherzo letale
giovedì, 04 settembre 2008

DIMENTICARE PALERMO

Id 1990Dimenticare_palermo_846486

Regia di Francesco Rosi

Cast James Belushi - Mimi Rogers - Joss Ackland - Philipe Noiret - Vittorio Gassman - Carolina Rosi - Harry Davis - Marco Leonardi -

Soggetto Tonino Guerra - Francesco Rosi - Gore Vidal

Sceneggiatura Tonino Guerra - Francesco Rosi - Gore Vidal

Direttore della fotografia Pasqualino De Santis - Normale a colore

Colonna sonora Ennio Morricone

Montaggio Ruggero Mastroianni

Produzione Mario e Vittorio Cecchi Gori per Pentafilm

Disribuzione Penta

Genere: Drammatico - Italia - 1990 - Film per tutti -

Sinossi: Carmine Bonavia, uno spregiudicato uomo politico di New York, figlio di un immigrato siciliano e candidato alla carica di sindaco, accetta il consiglio di Gianna, una giornalista palermitana, di incentrare la sua campagna elettorale non più in favore della realizzazione di centri sociali per il recupero di tossicodipendenti ma per la liberalizzazione della droga. Pertanto, dopo essersi sposato con l'avvenente Carrie, si reca a Palermo in viaggio di nozze per conoscere la città di suo padre. In Carmine si risvegliano i sopiti istinti della gelosia durante la festa di Santa Rosalia, quando un giovane venditore di rari gelsomini offre gratuitamente a Carrie i suoi fiori. Rintracciato il fioraio, dopo svariati tentativi stranamente ostacolati, Carmine affronta il giovane che nella colluttazione rimane misteriosamente accoltellato. Accusato di omicidio, viene scagionato per l'intervento della mafia locale che, come contropartita, gli chiede di non sostenere la liberalizzazione della droga. Accettato il compromesso torna a New York. Qui, non rispettando gli accordi, viene ucciso.

Note:  IL FILM E' COSTATO 15 MILIARDI ED E' STATO GIRATO TRA NEW YORK E PALERMO.
- GLI ABITI DI MIMI ROGERS SONO STATI REALIZZATI DA KRIZIA
.

Critica:"Il film di Fancesco Rosi dice tutto in maniera sincera e dignitosa, ma anche scontata."

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categoria:drammatico, dimenticare palermo
giovedì, 04 settembre 2008

tt0089360_largeCoverDOPPIO TAGLIO

Titolo originale: Jagged edge (1985)

Regia di Richard Marquand

Cast: Glenn Close - Jeff Bridges - Peter Coyote - Robert Loggia

Soggetto Joe Eszterhas

Colonna sonora: John Barry

Direttore della fotografia: Matthew F. Leonetti - Schermo panoramico - Colore

Montaggio Sean Barton - Conrad Buff.

Produzione: Martin Ransohoff per Columbia

Distribuzione: Columbia

Genere: Giallo- Stati Uniti - Colore - 105 minuti - vietato ai minori di anni 14

Sinossi: Dopo essere stata legata nel suo letto e seviziata, la signora Forrester viene brutalmente accoltellata da uno sconosciuto mascherato, introdottosi nella villa sul mare; la stessa fine fa la cameriera. Jack Forrester, il marito, è un editore di successo, tra l'altro con ambizioni politiche, che con ari articoli ha da poco compromesso la carriera di Thomas Krasny, un procuratore distrettuale ambizioso anche lui, il quale, quindi, è ben lieto di fare dell'avversario l'indiziato unico per i terrificanti delitti. Gli amici e soci di Forrester incaricano Teddy Barnes, una bella e brillante avvocatessa, della difesa di Jack. La donna è da prima riluttante: divorziata, essa vive con i due bambini e si occupa solo di cause civili, avendo lasciato quattro anni prima il penale, a seguito di una condanna richiesta da Krasny nei confronti di un negro ritenuto assassino, che era invece innocente. Per Teddy il rimorso non è mai cessato: poco dopo la morte della signora Forrester, essa apprende che quel negro si è suicidato in carcere e, nel timore che Krasny possa insistere nella propria accusa contro l'editore per rancore personale, sottraendo o inquinando prove a favore di lui, si dichiara disposta ad assumerne la difesa, convinta com'è della innocenza del medesimo. Peraltro, fa anche presto ad innamorarsene, ricambiata dal suo amabile cliente. Il processo ha luogo, con fasi alterne. Sia Krasny che Teddy Barnes producono le prove ed i testimoni occorrenti (un coltello da cacciatore simile a quello del delitto è visto nell'armadietto personale di Forrester al club del tennis; risulta che l'allenatore del club era l'amante della defunta e risulta del pari che, 18 mesi prima un'altra donna era stata seviziata ed assassinata con la stessa tecnica da un ignoto criminale, e qui Teddy dimostrerà che la Polizia, su ordine di Krasny, aveva insabbiato il caso. Le parti rivaleggiano in bravura, la posizione di Forrester è sempre incerta (tra l'altro, egli è l'unico erede della grossa fortuna della moglie), mentre spesso arrivano allo studio di Teddy lettere anonime dattiloscritte, concernenti il suo assistito. Tuttavia e contro le aspettative di Krasny, l'editore viene dalla giuria dichiarato non colpevole. Teddy, dopo aver spontaneamente dichiarato in piena aula che anni prima essa si era allineata con Krasny nel sostenere la colpevolezza di quel negro innocente e che del proprio comportamento prova ancora rimorso dopo il suicidio di un innocente, segue Jack ormai libero nella villa di quest'ultimo per un week-end distensivo. Ma in un armadio Teddy scopre la macchina per scrivere, sulla quale erano state battute le lettere anonime. Non possono sussistere dubbi di sorta: malgrado tutte le profferte di innocenza ed in aperto contrasto con la sentenza assolutoria (che per Teddy è stata un trionfo), l'assassino della moglie e della cameriera è proprio Forrester, un maniaco sessuale, che Teddy ama sinceramente. La donna fugge a casa propria: sa bene che Jack correrà da lei comunque. Un uomo dal volto coperto e con le mani guantate ed armate di un sinistro coltello si introduce, infatti, nella casa. Teddy per difendersi lo uccide con vari colpi di rivoltella, umiliata per sempre nella sua vita professionale ed affettiva.

Critica: Un bel film molto ben scritto, egregiamente narrato. Il giallo c'è e funziona in pieno. (Segnalazioni Cinematografiche). Giallo psicologico, basato sul paradigma hitchcockiano dell'innamoramento dell'avvocato difensore per un cliente forse colpevole.

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categoria:giallo, doppio taglio
lunedì, 08 settembre 2008

NIGHT GAME - PARTITA CON LA MORTEv12774gubyk

Titolo originale. Nightgame (1989)

Regia di Peter Masterson

Cast: Roy Scheider - Karen Young - Lane Smith - Paul Gleason - John Martin -

Soggetto di Spencer Eastman

Sceneggiatura Anthony Paimer e Spencer Eastman

Direttore della fotografia. Fred Murphy -  Normale a colori

Colonna sonora. Pino Donaggio

Montaggio Robert Barrere e King Wilder

Produzione: Epic production

Distribuzione: Artisti associati

Genere: Giallo - Stati Uniti - 1989- Film per tutti - Colore - 93 minuti

Sinossi:Mentre a Galveston Beach si svolgono le entusiasmanti partite di baseball in cui la squadra locale degli "Astros" è condotta verso la vittoria nel campionato dall'idolo Sil Baretto, il maturo tenente di polizia Michael Seaver, appassionatissimo di baseball e fidanzato con la giovane Roxy, svolge l'inchiesta sulle misteriose morti di tre ragazze, barbaramente sgozzate a distanza di pochi giorni l'una dall'altra nei pressi del luna park. Le vittime sono state uccise con un uncino e ogni volta sul loro corpo è stato trovato un biglietto di rallegramenti o auguri, scritto a mano. Mentre Seaver si affanna invano per scoprire il misterioso criminale, sostenuto dalla fiducia del suo capo Ronny Nelson, il governatore, che pretenderebbe un rapido successo, manda sul posto un suo uomo di fiducia, Gries, dal contegno provocatorio. Nel frattempo Michael e Roxy fissano la data del matrimonio, ma poi lo sposo litiga con la futura suocera, Alma, che vorrebbe una cerimonia di lusso, e le nozze vengono rinviate. Successivamente vengono trovate uccise nel solito modo due giovani amiche, nel padiglione degli specchi del luna park, e pochi giorni dopo un'altra ragazza: ormai sono 6 le vittime del maniaco. Ma Seaver ha finalmente scoperto la traccia giusta e il nome del colpevole.

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categoria:giallo, nightgame
martedì, 09 settembre 2008

B00004L8KM.02.LZZZZZZZIL REPLICANTE

Titolo originale: The Wraith (1988)

Regia di Mike Marvin

Cast: Charlie Scheen - Randy Quaid - Nick Cassavetes - Sherylin Fenn - David Sherrill -

Soggetto Mike Marvin

Sceneggiatura Mike Marvin

Direttore della fotografia: Reed Smoot - Normale a colore

Colonna sonora: Michael Hoenig e J. Peter Robinson

Montaggio Scott Conrad e Gary Rocklen

Produzione. John Kemey per Alliance

Distribuzione: Columbia

Genere: Fantascientifico - Stati Uniti - 1986 - Colore - Film per tutti - 89 minuti

Sinossi: Una banda di gradassi dediti alla droga e capitanati dallo strafottente Packard, gestisce un'officina meccanica, per truccare motori e sfidare prepotentemente alla corsa chi possiede macchine meno potenti, causando incidenti mortali, senza che la polizia riesca mai a cogliere in flagrante i pericolosi malviventi. Un giorno Packard, scorgendo Keri, che egli considera la "sua" ragazza, a colloquio con un motociclista di passaggio, le vieta con violenza di intrattenersi con chicchessia, ricordandole minaccioso che lei è "sua proprietà", e ingiungendo alla banda di tener d'occhio senza tregua l'ignoto motociclista, il quale inizia la sua "prima ora di REPLICANTE", sempre rabbiosamente rincorso dalla banda di Packard. E infatti Jake, il primo amore di Keri, perito in uno di quegli incidenti, e ora redivivo - enigmaticamente presente anche sotto le spoglie di un guerriero medievale, o alla guida invisibile di una potente turbo nera inutilmente inseguita dalla polizia - per vendicarsi, mediante una misteriosa energia di Packard e della sua banda.

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categoria:fantascienza, il replicante
sabato, 13 settembre 2008

STAR TREK VI - ULTIMA FRONTIERAst6

Titolo originale: Star Trek V THE FINAL FRONTIER

Regia di Nicholas Meyer

Cast: William Shatner - Leonard Nimoy - DeForest Kelley - James Doohan - Walter Koening - George Takei - David Warner - Charles Cooper

Soggetto Gene Rodenberry - William Shatner - Harve Bennett - David Loughery

Sceneggiatura: Harvey Loughery

Direttore della fotografia: Andrew Laszlo - Schermo panoramico - 70mm

Montaggio Peter E. Berger

Colonna sonora: Jerry Goldsmith

Effetti speciali: Mike Edmonson -

Produzione: Harve Bennett per Paramount pictures

Distribuzione: CIC (1989)

Genere: Fantastico - Stati uniti - Colore - 1989 - Film per tutti -

Sinossi:  Ancora un'avventura del capitano Kirk alle prese con i misteri dello spazio. Questa volta deve vedersela con i pericolosi Klingon.

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categoria:fantastico, star trek 6
sabato, 13 settembre 2008

STA RITORNANDO........PER INSANGUINARE L' OCEANO.......

LO SQUALO 5 (Jaws 5 the return)

SqualoUno squalo di enormi dimensioni, semina terrore e vittime durante la tradizionale regata di barca a vela, a San Diego. Un giornalista e un oceanografo si mobilitano per la cattura dell' enorme animale.

In anteprima il trailer del film su Youtube : Jaws 5 the return

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categoria:lo squalo 5
sabato, 13 settembre 2008

GRANDE GROSSO E.... VERDONEgrande

Id. 2008

Regia di Carlo Verdone

Cast: Carlo Verdone - Claudia Gerini - Geppi Cucciari - Eva Riccobono - Marco Minetti - Roberto Farnesi

Soggetto di Piero De Bernardi - Pasquale Plastino - Carlo Verdone

Sceneggiatura di Piero De Bernardi - Pasquale Plastino e Carlo Verdone

Direttore della Fotografia: Danilo Desideri -

Colonna sonora: Fabio Liberatori

Montaggio: Claudio Di Mauro

Produzione: Aurelio e Luigi De Laurentiis

Distribuzione. Filmauro - 7 marzo 2008

Genere: Commedia - 131 minuti - Italia - Colore - 2008 - Film per tutti

Sinossi. Primo Atto: Leo e Tecla Nuvolone, con i figli Clemente e Sisto, devono partecipare al raduno nazionale dei boy scout ma l'improvviso decesso dell'anziana madre di Leo, manda a monte il programma. Tra l'impresario di pompe funebri, il burrascoso viaggio fino al cimitero e l'improvvisa apparizione di Guerrino, il fratello di Leo giunto dall'Australia, quella che doveva essere una giornata di festa si trasforma per la famiglia Nuvolone in un vero e proprio supplizio.
Secondo Atto: Callisto Cagnato, illustre docente universitario di Storia dell'Arte, è rinomato per il suo carattere severo e dispotico che non esita a manifestare anche in casa, tanto che suo figlio Severiano, ventenne studente di pianoforte al conservatorio, è cresciuto con profonde paure e insicurezze che lo hanno fatto chiudere in se stesso. Convinto che per il figlio sia giunto il momento di rompere il ghiaccio con le ragazze, Callisto organizza un incontro tra Severiano ed una sua studentessa, Lucilla, anche lei molto timida e ben educata, orfana dei genitori e che vive presso delle suore. I due ragazzi entrano subito in sintonia con grande soddisfazione del professore, ma in breve tempo iniziano a desiderare più tempo per stare insieme da soli. Il loro desiderio sembra materializzarsi quando, durante una visita alle catacombe, Callisto scompare nei cunicoli labirintici...
Terzo atto: Moreno ed Enza Vecchiarutti, gestori di una catena di negozi di telefonia, sono sposati da tempo ma stanno vivendo una profonda crisi di coppia. Inoltre, il figlio Steven a soli 14 anni è già un ultrà bandito dai campi di calcio. Per ritrovare un barlume di equilibrio in famiglia, lo psicologo che ha in cura Steven consiglia ai coniugi Vecchiarutti di fare una bella vacanza tutti insieme. La scelta cade su un soggiorno al prestigioso Hotel San Domenico di Taormina, luogo di sobria eleganza ed antica tradizione. Moreno, Enza e Steven, però, sono decisamente diversi nei modi e nell'aspetto dalla normale clientela dell'albergo e la differenza non tarda ad emergere. Tra l'altro, con il passare dei giorni i conflitti familiari invece di placarsi si fanno più intensi, tanto che i coniugi non tardano a rivolgere altrove le loro attenzioni. Moreno è attratto dalla bella e sofisticata Blanche, mentre Enza, che per gelosia ha abbandonato l'albergo e si è trasferita in un altro posto insieme al figlio, è l'oggetto dell'interesse di Fabio Muso, un attorucolo diventato celebre dopo aver partecipato ad un reality show. Abbandonato a se stesso, Steven stringe invece un forte legame con Carmela, la ragazza della reception.

Critica: Dalle note di regia: "Negli ultimi due anni sono arrivate al mio Fun club quasi 1400 e-mail che chiedevano di riportare sullo schermo i miei personaggi più divertenti. Così Leo di 'Un sacco bello', Callisto di 'Bianco Rosso e Verdone' e Moreno di 'Viaggi di nozze', tornano invecchiati e peggiorati nei loro difetti. Le storie sono state concepite come se fossero tre differenti, piccole, pellicole. Anche la fotografia è stata concepita in maniera diversa per ognuna delle storie. Storie che non si incrociano mai, ma che 'hanno come comun denominatore l'immensa volgarità dei nostri tempi'."

"Verdone ritorna alla galleria dei tipi nazionali e ridà vita alle sue caratterizzazioni più applaudite facendone i protagonisti di tre episodi che formano il film. La capacità di leggere i tempi attraverso i personaggi funziona con Moreno ed Enza (...) Ci riesce meno con il candido Leo (...) e stenta decisamente col professor Callisto, il cui involontario sadismo è troppo monocorde per appassionare davvero lo spettatore. In tutti gli episodi ritrovi la forza mimetica dell'attore Verdone, la sua abilità di cogliere tic e manie nazionali, ma solo nel terzo c'è anche la capacità di leggere, attraverso i personaggi, il Paese che li ha generati e poi trasformati nei suoi paladini." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 marzo 2008)

"E' un film per divertirsi, scritto e recitato per divertire (tuttavia non tutto il cast funziona a dovere), ma anche un allarme diciamo pure accorato su come vanno le cose nella convivenza in-civile e nella famiglia. Verdone cerca e in larga parte trova registri lontani dalla tradizione dei nostri più genuini mostri della commedia. Anche se rimane resistente il cordone ombelicale che lo lega al Sordi di 'mamma mia che impressione', del 'Moralista' o di 'dove vai in vacanza'. Meno feroce del suo predecessore, ma anche suo malgrado costretto a un maggior pessimismo, forse Verdone non è del tutto contento di questo pesante fardello del quale vorrebbe affrancarsi. Convinto che i tempi diversi richiedano uno sguardo diverso." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 7 marzo 2008)

"Ammesso che davvero 'Grande, grosso e... Verdone' chiuda un ampio ciclo di maschere cinematografiche, lo fa quasi a livello dell'apertura. Ma naturalmente manca l'effetto-novità." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 7 marzo 2008)

"Alla fine dei 131 minuti, forse si esce convinti di non aver riso come avremmo sperato, soprattutto dopo un film divertente come il precedente 'Il mio miglior nemico' con Silvio Muccino. Probabilmente Verdone ha bisogno di avere a fianco degli attori che gli trasmettano energia per farci davvero ridere. Ma forse in questo film voleva trasmetterci il malessere che proviamo rispetto alla volgarità della società dove viviamo. E questo non fa più ridere." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 7 marzo 2008)

"Il film realizzato con leggerezza e con segreta disperazione ha poi il vantaggio d'avere un protagonista quale Carlo Verdone: se come sceneggiatore o regista non ha fatto progressi straordinari, come interprete diventa, con mezzi sempre più espressivi e raffinati, sempre più bravo." (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 20 marzo 2008)

"'Grande, grosso e ... Verdone' non manca di difetti (incongruenze, situazioni non credibili, lentezze) ma Verdone è un interprete sempre più bravo e straordinario. Per misurare il suo talento crescente basterebbero il modo rigido e saltellante di camminare, le spalle squadrate del professore, oppure la faccia appassita e imbarazzata del coatto arricchito. Verdone riesce sempre a esprimere la natura magari spregevole del personaggio, e insieme a farsi voler bene dagli spettatori per la sua genialità." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 marzo 2008)
Note:  LE RIPRESE SONO INIZIATE IL 3 SETTEMBRE E SONO DURATE 11 SETTIMANE. IL FILM E' STATO GIRATO A OSTIA, ROMA E A TAORMINA.
- NASTRO D'ARGENTO DELL'ANNO 2008.

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categoria:grande grosso e verdone
domenica, 14 settembre 2008

068

"BUONA DOMENICA AMICI NAVIGATORI. MI RENDO CONTO CHE IL MIO YATCH PUO' APPARIRE SORPASSATO  A CERTI RICCONI CHE CONOSCO, MA HO SCOPERTO CHE I RAPPORTI TRA  L'UOMO E IL MOTORE A NAFTA SONO TERRIBILMENTE FREDDI.

IL MIO SISTEMA E' ANCHE MOLTO PIU' ECONOMICO E NON FA RUMORE DI SORTA...SI CHIAMA INTERNET! "

BUONA DOMENICA A TUTTI!

A presto.

Sir Alfred Hitchcock

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martedì, 16 settembre 2008

gossipORA IN LIBRERIA:

GOSSIP AD ALTO RISCHIO

L' INTRECCIO DI SESSO, POTERE E GOSSIP IN UN ROMANZO PIU' VERO DEL VERO....

Siamo nella Madrid degli anni 80 in piena Movida. Lucio Moreno e' il titolare dell'agenzia di spettacolo "Las Estrellas" che vanta tra i suoi clienti numerosi divi e starlette della tv. E proprio queste ultime, in particolare Elena Garcia e la brasiliana Thais Lagoa, sono gli strumenti attraverso i quali l'impresario concepisce la sua strategia:da una parte la conquista del potere nella rete televisiva di Stato, e dall'altra il ricatto di importanti uomini pubblici. Fidi alleati di Moreno, nella sua inarrestabile scalata ai vertici, sono il paparazzo Luis Canada e soprattutto, la compiacenza delle riviste di Gossip. Una stalla situata a Toledo e' il luogo trappola dove il titolare dell'agenzia organizza, con selezionate prostitute, piacevoli incontri sessuali, poi documentati da imbarazzanti foto.

Autore Cesare Carboniericesare5

Casa Editrice: Aliberti editore

Pagine: 176

Prezzo di copertina: 14 euro

Note sull' autore: Cesare Carbonieri, nato a Carpi (Modena) nel 1960, ha lavorato come giornalista presso "Il Giornale" di Montanelli, la "Gazzetta di Modena" , il "Resto del Carlino" , "L'informazione" , "Il Sole24Ore". Ha esordito come scrittore nel 2004 con il romanzo "Il Suono del Mare".

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categoria:letteratura, cesare carbonieri
martedì, 16 settembre 2008

LA DOLCE VITAla-dolce-vita

Id. 1960

Regia di Federico Fellini

Cast: Marcello Mastroianni - Anita Ekberg - Anouk Aimee' - Yvonne Forneaux - Alain Cuny - Walte Santesso - Valerio Ciangottini - Enzo Cerusico - Polidor - Adriano Celentano - Enzo Doria

Soggetto Federico Fellini - Ennio Flaiano - Tullio Pinelli

Sceneggiatura di Federico Fellini - Ennio Flaiano - Tullio Pinelli - Brunello Rondi -

Direttore della fotografia Otello Martelli - Schermo panoramico - Bianco e nero

Colonna sonora Nino Rota

Produzione Giuseppe Amato e Angelo Rizzoli per Riamafilm

Distribuzione Cineriz

Genere: Commedia- Italia - Bianco e nero - 178 minuti - Film vietato ai minori di anni 14 -

Sinossi: Marcello è un giornalista che scrive per un rotocalco articoli mondani, in cui figurano persone efatti noti nell'ambiente di Via Veneto. L'attività professionale lo ha portato ad adottare un sistema di vita molto simile a quello dei suoi personaggi. Così egli passa con indifferenza da una relazione all'altra: mentre convive con Emma non rinunzia ad altre avventure. Ha una temporanea relazione con Maddalena, giovane ricchissima, annoiata della vita, sempre in cerca di sensazioni. L'arrivo di Sylvie, celebre attrice americana, gli fornisce occasione di nuove esperienze sentimentali. Per dovere professionale Marcello si occupa di una falsa apparizione della Madonna, inventata da due bambini dietro istigazione dei genitori. Partecipa ad una festa organizzata da alcuni membri della nobiltà che gli dà modo di accertare il basso livello morale di quell'ambiente. Marcello è amico di Steiner, un intellettuale che riunisce nel suo salotto artisti e letterati. La felice vita familiare dell'amico lo impressiona favorevolmente visto che accarezza l'idea di sposare Emma per iniziare con lei un'esistenza più regolare e tranquilla. Ma qualche tempo dopo Marcello apprende che Steiner, in una crisi di sconforto, si è ucciso, dopo aver soppresso i suoi due bambini. Per superare l'orrore destato in lui dal tragico fatto, Marcello, si getta, senza alcun ritegno, nel turbine della vita mondana. Dopo un'orgia, che ha lasciato in tutti tedio e disgusto, Marcello incontra per caso sulla spiaggia una giovinetta dallo sguardo limpido e innocente, e cerca invano di capire quanto ella gli dice; un canale li divide e non afferra le sue parole, perciò segue i suoi squallidi amici.

Critica: "Il film - uno dei film più terribili, più alti, e a modo suo più tragici che ci sia accaduto di vedere su uno schermo - è la sagra di tutte le falsità, le mistificazioni, le corruzioni della nostra epoca, e il ritratto funebre di una società in apparenza ancora giovane e sana che, come nei dipinti medioevali, balla con la Morte e non la vede, è la "commedia umana" di una crisi che, come nei disegni di Goya o nei racconti di Kafka, sta mutando gli uomini in "mostri" senza che gli uomini facciano in tempo ad accorgersene." (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo", 5 febbraio 1960).

" Come cinegiornale, il film è splendido: divertente e tragico, mosso e svariante. E' nella sua estrema libertà di composizione, ricchissimo: senza principio né fine, così stratificato, è lungo tre ore e potrebbe durarne due o sei. Immagine del caos, sembra caotico ed è calcolatissimo; e il suo linguaggio è tenero e aggressivo, smagliante e profondo. Infallibile, viene la tentazione di dire: quasi che il dinamico e pittoresco barocchismo di Fellini avesse raggiunto-non sembri una contraddizione-un classico rigore." (Morando Morandini, "La Notte", 6 febbraio 1960).

"C'è una certa monotonia, sia pure assai colorita, di tipi, di scorci, di accenti. Se codesta monotonia fosse stata soltanto apparente, e allora calibrata in un suo ritmo rigoroso, dalla sordina sempre più ossessiva, tutto ciò avrebbe potuto avere un'altra sua non meno straordinaria efficacia. Così, invece, i tipi si stingono talvolta l'uno sull'altro, o si ricalcano. Dovrebbe giustificarli un loro minimo comun denominatore; ma questo è così esplicito che, lungo il cammino, per forza di cose si attenua, e si fa risaputo." (Mario Gromo, "La Stampa", 6 febbraio 1960).

"Pur tenendosi costantemente a un alto livello espressivo, Fellini pare cambiar maniera secondo gli argomenti degli episodi, in una gamma di rappresentazione che va dalla caricatura espressionista fino al più asciutto neorealismo. In generale si nota un'inclinazione alla deformazione caricaturale dovunque il giudizio morale si fa più crudele e più sprezzante, non senza una punta, del resto, di compiacimento e di complicità, come nella scena assai estrosa dell'orgia finale o in quella della festa dei nobili, ammirevole quest'ultima per sagacia descrittiva e ritmo narrativo." (Alberto Moravia, L'Espresso", 14 febbraio 1960).

"E sbigottiamo anche noi. Due volte. La prima perché non è possibile affacciarsi senza un brivido su questa babilonia disperata che Fellini ha dipinto senza abbandonarsi a sciocchi anatemi, senza volerle infliggere altra punizione che quella di vedersi allo specchio in tutti i più minuti particolari. La seconda perché siamo di fronte a un cinema altissimo per originalità di linguaggio, aggressività di stacchi e cadenze, incisiva compiutezza di immagini; un cinema che, superando i confini riconosciuti, ci mostra risultati la cui vastità era nota finora solo alla grande letteratura e alla grande musica (a proposito: magnifico per incalzante funzionalità il commento musicale di Nino Rota). (Guglielmo Biraghi, "Il Messaggero", febbraio 1960).

"Il film è troppo importante perchè se ne possa parlare come di solito si fa di un film. Benchè non grande come Chaplin, Eisenstein o Mizoguchi, Fellini è senza dubbio un 'autore', non 'regista'. Perciò il film è unicamente suo: non vi esistono né attori né tecnici: niente è casuale (...)." (Pier Paolo Pasolini, 'Filmcritica', 94, febbraio 1960)

"Visto a distanza, col senno del poi, 'La dolce vita' fa figura di spartiacque nel panorama del cinema italiano del dopoguerra. In un certo senso, anzi ne segna la fine, e l'inizio di una nuova epoca. La sua importanza e il suo significato possono essere riassunti in questi punti: 1) rappresentò, nella carriera del suo autore, l'approdo alla maturità espressiva; 2) contribuì a quel rinnovamento dei modi narrativi che fu il fenomeno più vistoso nel cinema degli anni sessanta; 3) ripropose, come già avevano fatto Rossellini prima e Antonioni poi, quel problema del neorealismo e del suo superamento che in quegli anni costituì la cattiva coscienza - e, in qualche caso, il tormento - della critica cinematografica italiana; 4) segnò una svolta fondamentale nella storia della libertà d'espressione in campo cinematografico." (Morando Morandini, in "Storia del cinema" a cura di Adelio Ferrero, Marsilio, 1970).

"C'è dunque una differenza profonda tra 'La dolce vita' e le altre opere di Fellini, ma è una differenza di quantità, non di qualità. Vi appaiono personaggi di tragedia, vi si agitano passioni dalle proporzioni inconsuete che Fellini non ci aveva mai raccontato, ma a cosa porta tutto questo accumularsi di materiali nuovi? Sembra che saggiando fino in fondo - su misure mai prima raggiunte - la inconsistenza (la 'vanità') della realtà cosiddetta vera (l'idolo dei realisti, a cui tutto andrebbe sacrificato), Fellini voglia, una volta per tutte, sgombrare il campo dagli equivoci e darci la risposta che più gli sta a cuore, offrirci in forma definitiva, lacerante e incontrovertibile, la sua dichiarazione di fede. La realtà è questo vuoto, questo nulla, questa materialità vacua. Quindi la scintilla del sentimento, la vitalità dello spirito, il vero esistere non può che scoccare nel momento della sconfitta della realtà stessa. La vita dell'anima si accende come un palpito nel momento in cui si rimpiange - attraverso la documentazione agghiacciante della inconsistenza del reale - un bene perduto (Zampanò); ma si accerta ancor più angosciosamente quando si è giunti attraverso l'esperienza
'radicale' della materialità, al fondo dell'abiezione. Allora la vera realtà - il trascendente (finale di La dolce vita) - appare come una folgorazione; irraggiungibile e incomunicabile, ma appare." (Carlo Lizzani, "Il cinema italiano 1895-1979", Editori Riuniti, 1980).

Note: DAVID DI DONATELLO 1960 PER LA MIGLIOR REGIA A FEDERICO FELLINI, PALMA D'ORO 1960 AL FESTIVAL DI CANNES PER IL MIGLIOR FILM, PREMIOFIPRESCI AL FESTIVAL DI ACAPULCO, NASTRO D'ARGENTO 1961 PER MIGLIOR SOGGETTO ORIGINALE, MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA A MARCELLO MASTROIANNI E MIGLIOR SCENOGRAFIA A PIERO GHERARDI.
- OSCAR 1962 A PIERO GHERARDI PER I COSTUMI IN B/N E CANDIDATURA PER LA REGIA E PER LA SCENEGGIATURA ORIGINALE.
- DA QUESTO FILM E' ENTRATO IN USO NEL LINGUAGIO COMUNE IL NEOLOGISMO 'PAPARAZZO'.
- AINOUK AIMEE E' DOPPIATA DA LILLA BRIGNONE, YVONNE FOURNEAUX DA GABRIELLA GENTA, ALAIN CUNY DA ROMOLO VALLI.

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categoria:la dolce vita
giovedì, 18 settembre 2008

ARTUROARTURO

Titolo originale: Arthur (1980)

Regia di Steve Gordon

Cast: Dudley Moore - Liza Minnelli - Thomas Barbour - Anne De Salvo - Stephen Elliott - John Gielgud - Geraldine Fitzgerald - Teo Ross

Soggetto di Steve Gordon

Sceneggiatura Steve Gordon

Direttore della fotografia: Fred Schuler - Normale a colore

Montaggio di Susan E. Morse

Colonna sonora: Burt Bacharach- Carole Bayer Sager - Christopher Cross - Peter Allen

Produzione: Rollins Joffe e Morra Brezner

Distribuzione: Pic

Genere: Commedia - Stati Uniti - 85 minuti - Colore - Film per tutti

Sinossi. Nonostante abbia passato l'età dell'adolescenza, Arturo Bach continua a trasorrere le giornate nell'ozio passando dal Night al ristorante alle corse di macchine. Se il suo unico problema è quello di spendere i soldi, lo deve al fatto di essere figlio di un miliardario e di dover solo attendere per ereditare la fortuna paterna. L'unica condizione è che sposi (anche se controvoglia) Susan, a sua volta figlia di un ricco industriale. Un giorno, però, Arturo incontra Linda, la segue e se ne innamorata. Ma la loro unione, dal momento che Linda è una commessa figlia di un disoccupato, si rivela subito impossibile.

Critica: "Effervescente e spiritosa commedia, che su un canovaccio da fiaba alla Perrault innesta dialoghi quasi sempre brillanti, affidandoli ad interpeti di gran classe. Su tutti svetta il superlativo John Gielgud (puntuale e ultrameritato Oscar, insieme con la canzone di Burt Bacarach), ritratto vivente dell'impassibile Jeeves uscito dalle pagine di Woodhouse: Liza Minnelli è così brava da sembrare perfino bella; l'argento vivo Dudley Moore dovredde farsi una doccia gelata prima di ogni scena".

Note: - 2 OSCAR - MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (JOHN GIELGUD), MIGLIOR CANZONE (ARTHUR'S THEME) (1981).

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categoria:commedia, arturo